domenica 6 marzo 2011

Genova, incontri e riflessioni: raccontare, spiegare e comprendere il lutto


seminario lutto


Genova. Da ieri mattina in via Malta a Genova si sta svolgendo un seminario promosso dalla onlus CiaoLapo, rivolto agli operatori del settore ospedaliero e non, per la gestione del lutto prenatale. Insomma un seminario per comprendere, capire e spiegare a chi lavora in questo campo, a chi ha a che fare con le famiglie colpite da un’esperienza di lutto, come affrontare questi momenti tragici.
Questa iniziativa si introduce all’interno di un ciclo di nove seminari che andranno avanti per tutto il corso dell’anno e che si occuperanno di diversi temi legati al lutto: non solo quello prenatale come in questo caso, ma anche il suicidio, gli incidente stradali, fino ai modi di spiegare la morte ai bambini.
Uno sguardo ampio sugli eventi luttuosi che, per dichiarazione esplicita di tre delle promotrici di questo ciclo di incontri (Antonella Silipigni e Paola Paleari, Claudia Ravaldi), non mira semplicemente alla gestione pratica di questi eventi, ma sensibilizza un certo sguardo culturale. Il primo obiettivo dunque, o meglio ancora il primo ostacolo, è definire le cose con il loro nome. Le parole sono importanti, danno peso e dimensione agli eventi, anche e soprattutto a quelli più tragici, duri, violenti.
All’interno di questo obiettivo, ce n’è uno più ampio, più delicato, più difficile da raggiungere, e che coinvolge direttamente noi addetti alla comunicazione, testate gironalistiche che spesso raccontano questi eventi luttuosi prescindendo dalla complessità dei fattori in gioco, e ricercando la freddezza del caso e dello scandalo (spesso costruito ad hoc con frenesia e pressapochismo).
Non è un caso che nella cartella stampa distribuita dagli organizzatori sono portati ad esempio molti articoli scritti da diverse testate genovesi, in cui l’imprecisione – se non l’errore eclatante – va nella direzione opposta rispetto a quello di un racconto accurato e inevitabilmente complesso della tragedia. Una dialettica tra la ricerca del sensazionale e il racconto della quotidiana tragedia.
Una riflessione, dunque, quella proposta da questi seminari, che non dovrebbe coinvolgere solo gli addetti ai lavori, ma anche gli operatori della comunicazione, che dovrebbero prendersi carico e l’onere – quando è necessario farlo – di raccontare e di dare il nome giusto alle cose. Perchè le parole sono importanti.

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