domenica 13 marzo 2011

MARYROSE - A mouse on the table




Questa volta il merito di aver scoperto la nostra nuova amica va a Carla Bissolati che mi sta facendo da preziosissima assistente e a Chiara Crestanello che nel suo bellissimo blog CHIARACONSIGLIA ha ospitato queste innovative creazioni.L'amica di oggi è Rita Loccisano, l'ho incontrata perchè Carla appassionatissima di cucina mi ha inviatata a curiosare sul suo sito.
Sono rimasta incantata, Rita si occupa di Visual Food una vera e propria arte del cibo.
La contatto ed è felicissima di raccontarsi per noi.
Scopriamo insieme il bellissimo creativo lavoro di Rita.
Silvia Ramilli

Raccontami Rita, chi è Rita?
Sono una giovane donna, calabrese di origine ma trapiantata a Modena da oltre 15 anni. Sono una mamma single, ho due figli adolescenti, e qualche anno fa mi sono laureata in Lingue e Culture Europee all'università di Modena e Reggio Emilia. Le lingue straniere sono una delle mie passioni. Un'altra delle mie passioni è internet e tutto quello che ha a che fare con le nuove tecnologie. Ho un lavoro part-time come socia dipendente di una cooperativa e sono presidente di un'associazione di promozione sociale che è la Banca del Tempo di Modena.

Tu svolgi un'attività bellissima ancora poco conosciuta in Italia, come nasce la tua passione per il VISUALFOOD?
VisualFood è un nome e una categoria che ho sentito la necessità di creare nel momento in cui ho aperto il blog "A Mouse On The Table".
Quello di cui mi occupavo e che volevo insegnare non era riconducibile a nessuna categoria esistente, per questo ne ho creata una nuova e ho scelto il neologismo "VisualFood", che unisce il concetto di cibo e arti visive, sebbene il cibo crei poi esperienze polisensoriali.

Anche se nelle mie creazioni utilizzo alcune delle tecniche dell'intaglio vegetale, volevo inoltre distinguermi da questa categoria per almeno tre motivi:

1. Il VisualFood non è solo decorazione. Le composizioni e le guarnizioni VisualFood prima decorano la tavola e i buffet e poi si mangiano. Quindi niente sprechi. Sono piatti veri e propri. 
2. La base degli ingredienti è illimitata: non solo frutta e verdura, ma pane, pasta, tramezzini, formaggi, salumi... tutto ciò che è commestibile può potenzialmente essere trasformato in VisualFood. 
3. Le decorazioni sono fatte pensando al momento in cui verranno consumate. Quindi non vengono utilizzati materiali potenzialmente pericolosi, come stecchini nascosti o colle varie per unire i pezzi. 

Le mie creazioni non sono solo intaglio di frutta e verdura e non sono nemmeno le opere di grandi chef scultori e intagliatori, che normalmente e regolarmente, dopo aver fatto bella mostra di sé, si buttano via. 
Le mie creazioni sono qualcosa di nuovo, sono alla portata di tutti e hanno una loro etica: nulla finisce nella spazzatura. Oltre a ortaggi, frutta e verdura, uso anche formaggi, salumi, pane... tutto quello che la mia fantasia riesce a trasformare in VisualFood per essere poi mangiato.
Aggiungo che, un po' per motivi personali, sentivo anche la necessità di inserire nella mia dieta cibi più sani, leggeri e più facilmente digeribili. Il VisualFood mi permette di rendere frutta e verdura molto più invitanti e questa necessità alla fine ho visto che non è solo mia.
Da un bisogno etico di far tornare il cibo alla sua funzione di cibo e dal bisogno di passare a una cucina più sana ma anche appetibile nasce quindi l'esigenza di una nuova categoria. Ecco come è nato il VisualFood.

Come si svolge la tua attività?
Io lavoro molto sia online che offline.
Si potrebbe dire che sono una "one man band", vale a dire che faccio quasi tutto da sola.
Concepisco e creo i miei VisualFood, giro i tutorial, li monto e li pubblico sul mio canale Youtube e sul mio blog.
Online, scrivo i post, gestisco i social network legati al blog, organizzo corsi e intrattengo rapporti con altri blogger e networks.
Offline tengo i miei corsi in tutta Italia (e a breve anche all'estero), impagino le dispense, faccio gli acquisti dei materiali per i corsi, partecipo a fiere e manifestazioni. A questo proposito, le prossime saranno "Il mondo creativo" a Bologna e "Cibus Tour" a Parma.
Ma la parte più divertente e stimolante è sicuramente quella del Food Design, ovvero progettare "opere nuove".

L'insegnamento del VISUALFOOD è un'attività che trova riscontro nel nostro paese?
Dalle richieste che mi stanno arrivando… direi proprio di sì! I miei prossimi corsi, ad esempio, saranno a Roma, Genova, Cagliari e Verona.
Chi ha senso estetico apprezza il VisualFood. E poi è ormai risaputo che quando ci approcciamo al cibo non è solo il gusto a essere coinvolto, ma anche la vista, l'olfatto, l'udito e il tatto. Come si suol dire… si mangia con gli occhi, prima che con la bocca.
Creare VisualFood, inoltre, è un passatempo creativo e rilassante. Non è solo bello quello che si fa, ma anche il farlo. Una volta cominciato non si riesce più a smettere!
Rispetto alla risposta del pubblico, devo dire che i servizi televisivi sul VisualFood trasmessi di recente dal Tg1 hanno senz'altro contribuito a diffondere la curiosità per questa nuova arte.


Secondo te c'è maggior interesse presso i privati o presso gli addetti del settore? Qual'è l' identikit del tuo allievo tipo?
Il VisualFood trova applicazione un po' a tutti i livelli e i miei corsi sono diversi a seconda della classe che ho davanti.
Nei corsi per professionisti organizzati da scuole ed enti di formazione professionale insegno tanti trucchi per distinguersi dalla concorrenza già dal modo di servire l'aperitivo.
Nei corsi rivolti a mamme e bambini, l'attenzione è invece rivolta alla composizione di una merenda sana e nutriente, ma anche al presentare ai bambini frutta e verdura sotto forma di animaletti o personaggi divertenti.
Alle signore che amano ricevere e stupire parenti e amici insegno come realizzare fantastici bouquet-pinzimonio, bouquet di frutta e bouquet salati da utilizzare dapprima come centrotavola nei loro pranzi e ricevimenti pur essendo parte integrante del menu. Quindi i bouquet di crudité si mangeranno in pinzimonio, la frutta al momento della frutta, e così via.
I bouquet sono anche un'ottima idea regalo fai-da-te e hanno sempre molto successo.
Come vedi, quindi, non c'è un allievo-tipo.

Quali consigli ti sentiresti di dare a chi volesse intraprendere un'attività così particolare?
Penso che ci sia molto spazio per chi ha idee nuove, intraprendenza, creatività e soprattutto voglia di imparare.
La passione è il motore di tutto, ma la capacità di rimettersi a studiare e imparare le cose che non si sanno fare è determinante. Io ho dovuto imparare come si gestisce un blog (non avevo alcuna esperienza), come si montano i video, come essere trovata dai motori di ricerca, come gestire un risponditore… insomma, un sacco di cose. Ma sono stata ampliamente ripagata.
Secondo me non c'è cosa più bella che fare della propria passione un lavoro. Non ti senti mai stanca di lavorare!
Spesso si pensa che solo i raccomandati o i particolarmente fortunati possono sognare di raggiungere certi livelli e invece non è così. Ci vuole sicuramente passione e tanto (tanto tanto) lavoro, ma potrebbe succedere a ognuno di noi.
Non bisogna lasciarsi scoraggiare o deludere. Pensa che di tutte le proposte che ho ricevuto, il 70% sono rimaste solo parole. Se non hai una volontà di ferro, la tentazione di mollare tutto prende il sopravvento.
E non è vero che non c'è spazio sul mercato perché c'è crisi. La crisi è soprattutto di idee. Se l'idea è buona, trova il suo spazio. Bisogna solo trovare una prospettiva particolare su cui lavorare. Dire quello che altri non dicono, fare quello che gli altri non fanno. Anche se il settore sembra saturo... (pensate alla cucina!), c'è sempre spazio per parlare in modo nuovo di cose di cui parlano anche altri. Il trucco sta nel saper scegliere questo taglio nuovo e... crederci.

Un saluto e un augurio alle socie SVIDI?
Innanzitutto… piacere di conoscervi! Questa intervista mi ha permesso di scoprire la vostra realtà che, devo ammettere, non conoscevo.
Se avete scelto di diventare imprenditrici siete sicuramente delle donne "toste" e avete tutta la mia ammirazione. Auguro a tutte tanto successo e tante soddisfazioni, ma soprattutto tanto divertimento nella vostra attività e nella vostra vita. Spero un giorno di poter partecipare anch'io a uno dei vostri meeting e di potervi conoscere più da vicino. 

domenica 6 marzo 2011

Genova, incontri e riflessioni: raccontare, spiegare e comprendere il lutto


seminario lutto


Genova. Da ieri mattina in via Malta a Genova si sta svolgendo un seminario promosso dalla onlus CiaoLapo, rivolto agli operatori del settore ospedaliero e non, per la gestione del lutto prenatale. Insomma un seminario per comprendere, capire e spiegare a chi lavora in questo campo, a chi ha a che fare con le famiglie colpite da un’esperienza di lutto, come affrontare questi momenti tragici.
Questa iniziativa si introduce all’interno di un ciclo di nove seminari che andranno avanti per tutto il corso dell’anno e che si occuperanno di diversi temi legati al lutto: non solo quello prenatale come in questo caso, ma anche il suicidio, gli incidente stradali, fino ai modi di spiegare la morte ai bambini.
Uno sguardo ampio sugli eventi luttuosi che, per dichiarazione esplicita di tre delle promotrici di questo ciclo di incontri (Antonella Silipigni e Paola Paleari, Claudia Ravaldi), non mira semplicemente alla gestione pratica di questi eventi, ma sensibilizza un certo sguardo culturale. Il primo obiettivo dunque, o meglio ancora il primo ostacolo, è definire le cose con il loro nome. Le parole sono importanti, danno peso e dimensione agli eventi, anche e soprattutto a quelli più tragici, duri, violenti.
All’interno di questo obiettivo, ce n’è uno più ampio, più delicato, più difficile da raggiungere, e che coinvolge direttamente noi addetti alla comunicazione, testate gironalistiche che spesso raccontano questi eventi luttuosi prescindendo dalla complessità dei fattori in gioco, e ricercando la freddezza del caso e dello scandalo (spesso costruito ad hoc con frenesia e pressapochismo).
Non è un caso che nella cartella stampa distribuita dagli organizzatori sono portati ad esempio molti articoli scritti da diverse testate genovesi, in cui l’imprecisione – se non l’errore eclatante – va nella direzione opposta rispetto a quello di un racconto accurato e inevitabilmente complesso della tragedia. Una dialettica tra la ricerca del sensazionale e il racconto della quotidiana tragedia.
Una riflessione, dunque, quella proposta da questi seminari, che non dovrebbe coinvolgere solo gli addetti ai lavori, ma anche gli operatori della comunicazione, che dovrebbero prendersi carico e l’onere – quando è necessario farlo – di raccontare e di dare il nome giusto alle cose. Perchè le parole sono importanti.